A ottobre sono vent’anni che il Muro non c’è più. Berlino in questo lasso
di tempo è diventata un’altra città, crocevia di idee, di gente, di fermenti.
Una città che è due città, una di fianco all’altra, ma anche una dentro l’altra.
Una sorta di matrioska di luoghi, colori, emozioni. Il fenomeno bici,
che in Italia comincia appena a farsi sentire, lì è già scoppiato
da diverso tempo. I pedali hanno conquistato di diritto uno spazio fisico
all’interno della metropoli.
E uno spazio mentale, nella testa dei suoi cittadini. Così uno scrittore
(e in questo caso pure giornalista) può anche pedalare assieme a un angelo,
ispirato da Wim Wenders e Peter Handke, e lasciarsi incantare.
Raccontando il cuore di Berlino e il Muro che non c’è.
La capitale della Germania attraversata in bicicletta, invitando un angelo
a farci compagnia. Un libro che invoglia a pedalare per le sue strade,
ricche di contraddizioni, di suoni dolci da orchestra da camera e ossessivi
da tecnomusic, di riflessi romantici in riva alla Sprea e di monumenti al
comunismo, di parchi eleganti e austeri e di aree verdi dove si può giocare
a calcio e cucinare la griglia. Mille luoghi dove perdersi, con curiosità
e leggerezza. Seguendo il fantasma del Muro e inseguendo i
fermenti creativi di una metropoli viva, “La bici sopra Berlino” ci restituisce
l’immagine di una città bambina che ogni giorno si inventa una nuova
identità per stupire il viaggiatore.
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