Il Caffè Letterario - sala della poesia
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Calco
di Monica Maggi
euro 10,00
LietoColleLibri - Collana Il Delta di Venere
Dopo il successo di "La mia pelle è un cifrario" - giunto alla nona edizione - Monica Maggi raccoglie in questa raccolta il divenire della sua femminilità, affidando ai versi il ricordo, la consapevolezza del presente e la meravigliosa attesa - ancora - di ciò che accadrà.
Continua il suo viaggio attraverso le stagioni del cuore e le /cose buttate alla rinfusa nel fagotto della vita magicamente si riordinano /e si allineano tra i versi.
Calco, di Monica Maggi, LietoColle (Como, 2007), pag. 52, euro 10.00.
(Quotidiano della Basilicata, 22 aprile 2007 – pagina 8)
La giornalista Monica Maggi torna a sfiorarsi la pelle. Calco è il titolo della nuova opera in versi di Monica Maggi, nota giornalista che molto si occupa fra le altre cose di letteratura erotica e arte. La nuova silloge è la naturale prosecuzione, se davvero si può così dire in ogni caso per una raccolta di poesie e se questo davvero “basta” a un opera compatta come questa nuova creatura nata dalla LietoColle, del volume La mia pelle è un cifrario; dove già i connotati della scrittura corporea e ‘intima’ della Maggi si facevano atti reali. “Calco” è ancora toccare la propria pelle per sentire quella femminilità che è il vero fiato delle liriche. Ricordo – attesa – divenire, invece, non sono che caselle dentro le quali la poetessa esprime la gioia di scrivere. Quella necessità che è pasto quotidiano. Dove la vita è odorosa, indubbiamente, è una pura formalità non incontrare l’ovvio. Partendo, sempre, da “La solitudine / che si fa verso / gli altri che si fanno parole.” Come appunto recita una delle chiuse che più artigliano. L’eros che è tutta la vita di questa autrice sta in ogni virgola. L’eros (la passione) affronta ogni corda della giornata, è in faccia e nel Corpo dell’uomo accanto. Mai in disparte. Il testo è veramente impreziosito dalle realizzazioni grafiche di Luciana Massarenti, nelle quali il cammino sensuale di una donna è portato a livello di opera d’arte. E le immagini si impastano ai componimenti. Il sogno di Monica Maggi è di “invecchiare scrivendo e amando molto”. Dal suo sogno si può facilmente comprendere quanto il peso dei versi di Calco sia un passaggio obbligato. La semplicità, pura, dei termini utilizzati per inventare è l’altro elemento caratterizzante della scrittura poetica della Maggi. Che viene fuori in tutto il pudico splendore quando sentiamo: “Nei giorni che piove / nel denso odore / di polvere / usciamo, amore / che ci ingoi la luce.” Per poi giungere nella terra della maturità, di “Ho quasi cinquant’anni. / La bellezza, se c’era / se n’è andata ironica / lasciando particelle odorose / spruzzate dovunque / la vita fu padrona di casa / inquieta e metodica./ Da lei trasloco / con sempre meno bagaglio.” Però nella valigia di questa autrice, se il fagotto non dice proprio tutto quello che deve, si ritrovano tutti quelli odori che senza tregua lei stessa gongola. Ma anche le stagioni fatte già. “Ti siedi sul letto / ti accovacci golosa / arrotondi gli occhi / mi ingoi attonita / lasci il tuo calco / profumato e caldo”, in queste battute è condensata tutta la verità di questo ultimo parto. Mentre la chiusa che è spudoratamente testimone del filo rosso della raccolta è questa: “L’andare e venire del corpo / è solo l’accompagnamento / del respiro, più dentro.” Questa terzina parla dell’eros, del piacere, dell’amore assoluto. Questa terzina è portatrice del valore del corpo. Dentro al corpo, sembra dire la poetessa, sopra la pelle, passano le vibrazioni. Le scosse nel e sul corpo si infiammano nuovamente, ma quel respirare entra in fondo al circuito dei sensi. Scende a mettere in azione tutti i circuiti della mente stessa, il concetto d’appartenenza perfino.
NUNZIO FESTA
