Presentato all’ultimo Salone Internazionale del
Libro di Torino, Viaggio al limitare del tempo è il
primo testo dal sapore esoterico di Danilo Di Gangi.
Un “libro-mandala”, come l’autore stesso lo definisce,
«formato principalmente da parole e non da
immagini, perché proprio come un mandala rappresenta
simbolicamente i vari aspetti dell’universo e ha
il compito di portare il lettore in contatto con i diversi
piani della Realtà.»
Si tratta di un racconto ambientato tra lo stato di
veglia e sonno, dove esiste un mondo ai più sconosciuto,
in cui si smarrisce l’identità della persona e si
ritrova la propria vera essenza, dove tempo e spazio
sfuggono al controllo della coscienza. Un mondo in
cui domina la fantasia, lo spirito può volare libero da
condizionamenti esterni e la mente varcare luoghi
oscuri per avvicinarsi alla profonda conoscenza del
Sé.
Kedyr si ritroverà a percorrere un viaggio inizialmente
incerto su quale direzione seguire e quali
segni decifrare, timoroso dell’ignoto e di perdere il
contatto con il mondo concreto, ma infine vicino alla
verità, alle risposte a lungo cercate. Il viaggio è metafora
del cambiamento, della trasformazione interiore
dell’uomo che trova finalmente la sua anima.
«Kedyr fu travolto dalla forza sconosciuta che emanava
dal centro della sala, la stessa energia che teneva uniti il
Sole e le galassie, che tesseva i fili imperscrutabili dell’universo,
che creava la successione dei mondi. Quel
luogo rappresentava l’Infinito inconoscibile, l’Assoluto,
uno dei centri di potere attraverso i quali si costruivano
le storie dei mondi, l’evoluzione del tempo, la sua circolarità,
il suo continuo riformarsi affinché tutti gli uomini
potessero, un giorno, raggiungere la primigenia natura
divina.»
Peculiare di questo racconto è la prosa poetica, le
descrizioni e gli oggetti non solo nominati bensì
arricchiti da dettagli olfattivi, sonori, cromatici: profumi,
odori, colori, forme... Concetti trasmessi non
solo attraverso la descrizione verbale, bensì ricostruendo
delle impressioni, vere e proprie immagini
mentali: le montagne multicolori, la seta bianca, il
rosso porpora, il giallo topazio, il blu cobalto, il mormorio,
il tintinnio dei campanelli e dei timpani, il gong, il
canto, il cupo boato. Affascinano le figure, le forme (il
triangolo, il cerchio, il semicerchio, il sole, la falce di
luna, la fiamma) e gli odori (profumo di astri, odore di
resina).
Di Gangi propone con quest’opera uno «strumento
per andare al di là della sfera sensoriale e poter scoprire
gli infiniti orizzonti dell’invisibile realtà spirituale,
apparentemente meno tangibile ma non per
questo meno vera. Un libro che deve aiutare a ritrovare
quel ponte di collegamento tra vita umana e vita
divina che rende consapevoli dell’armonia divina del
Creato.»
Danilo Di Gangi, classe 1963, è un insegnante e scrittore
cuneese nonché appassionato studioso delle culture e delle
religioni asiatiche, a cui si è avvicinato dalla fine degli
anni Ottanta. Molti sono i suoi viaggi e gli itinerari trekking
che lo hanno portato a intenso contatto con le popolazioni
di Ladakh, Sikkim, Zanskar, Nepal, Tibet, India,
Mongolia, Russia, Siberia, Cina. Attivo sostenitore della
causa tibetana, è stato relatore di diversi convegni e conferenze
sulla regione asiatica. Tra i suoi libri: Cieli d’infinito.
Mongolia, terra senza tempo (2003), Il Gioiello di neve.
Kailash, l’essenza del Tibet (2004), Fra barbari e dei. La vera
politica cinese in Tibet (2008) – tutti pubblicati con
L’Arciere, e Siberia (in)contaminata (2010) pubblicato con
Edizioni Campanotto.
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