“Poi, vidi gli anabbaglianti del furgone avvicinarsi lentamente e lentamente accostare; salii sul predellino, il padre fissava la strada ed ebbe solo un sorriso di intesa, lei al suo fianco mi strinse la mano e fece posto, solo un bacio aguzzo sulla guancia e il sapore del caffelatte nell’alito freddoloso, chiusi il giubbotto stringendo il bavero mentre il padre accelerava e io avevo in petto l’infinito raccolto nel poco spazio che la vita sembrava volergli riservare, convinto ormai di quanto definitivo fosse per me quell’amore che volgeva verso il mercato e quella confidenza che, come l’amore, avrebbe conosciuto solo una breve stagione”.
Dal racconto Una breve stagione
Un percorso sui sentieri dolci o aspri dell’infanzia, in una comunità legata ancora al lavoro nei campi e alle grandi corti contadine, con una grande industria e altre a fare da corollario e che trasformano i contadini in operai qualificati con un posto di lavoro, a quei tempi, quasi sicuro.
Un linguaggio pulito ma faticoso (come sostiene l’autore) tirato fuori dai protagonisti di un mondo ingenuo e a volte semplice, ma arricchito da personaggi veri.
Gli immigrati di allora sono i meridionali, i cui figli imparano in fretta il dialetto locale, come succede adesso ai figli degli immigrati di colore.
Dal grande affresco ci sono figure scolpite come “I fratelli Carminati”, giocatori nella squadretta locale col padre contadino che li porta allo stadio seduti sul trattore. La nonna (“Rimedi”) che diffonde in casa la grande stampa perché usata sotto la maglia per ripararsi dal vento.
C’è poi il delicato episodio della “Ragazza strana”, carina ma molto riservata, che il protagonista invita sino alla scoperta del Noviziato che la porterà in convento. E il racconto di un’esperienza vivace di aiutante di “un negozio mobile alimentare”, con la mansione di girarrosto di polli infilzati e poi indorati di olio. E il raffinato racconto surreale “Febbraio”, con la protagonista che sta perdendo la memoria e con la fobia dell’ordine e quando entra il terribile vento di febbraio con gli oggetti che volano e si spostano in un disordine per lei insopportabile, si adagia sul suo letto col cappotto addosso e rinuncia a lottare.
Una sequenza stimolante di personaggi. Una prosa cristallina legata alla rilettura dei ricordi, ai pezzi di vita che ti portano a superare i gradini sino all’età adulta.
Una Breve Stagione che ha lasciato il segno, allo scrittore e ai suoi lettori, costretti a rivedere i loro personali ricordi.
Paolo Lezziero
Francesco Scaramozzino è nato a Melzo (Mi), dove vive, nel 1962. Ha pubblicato raccolte di racconti (Storia di Susy, Nuova Compagnia Editrice, 1996; Pump up the volume, Moby Dick, 2005) e libri di poesia (La bellezza di Efesto, Tracce, 1995; Sembianze, Joker, 2001; Sedersi accanto, Joker, 2007).
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